Pubblicazione nel Web dei redditi dei contribuenti


Pubblicazione nel Web dei redditi dei contribuenti: quali conseguenze e rimedi per la dilagante diffusione di dati finanziari a macchia d'olio.

Emisfero: Diritto delle nuove tecnologie

Discente: Avv. Laura Lecchi laura.lecchi@mediabrain.it


Chi scrive è, un po’ per sorte e un po’ per vocazione, un avvocato, ma l’analisi che segue di ciò che è accaduto qualche giorno fa nella Rete al di là dei rilievi giuridici vuol essere l’esempio lampante dei danni che un maldestro e imprudente uso delle nuove tecnologie può determinare.

Antefatto: in data 30.04.08 il sito dell’Agenzia delle Entrate in nome della trasparenza degli atti, pubblica i redditi e i nomi di tutti i contribuenti per le dichiarazioni 730 e 740 del 2005, comunicando così nella Global Era lo stato reddituale e patrimoniale di ogni singolo, anche del sig. Rossi che legge questo articolo. Il Garante dopo qualche ora di empasse, decide di “invitare” il sito incriminato a cessare con effetto immediato la divulgazione dei dati, sanzionandolo con il provvedimento-mannaia provvisorio dell’oscuramento.
Nonostante alcune associazioni dei consumatori, tra cui spicca senza dubbio Codacons, ora urlino alla condotta anticostituzionale del Ministero delle Finanze, che rendendo pubblici tali dati avrebbe di fatto violato la riservatezza e dunque la più nota privacy del singolo cittadino, in verità se di violazione si vuol parlare, lo si potrà fare osservando come la accessibilità di tali dati in ossequio alla trasparenza degli atti pubblici del nostro Paese è stata disgraziatamente fatto coincidere con la pubblicità degli stessi: un errore imperdonabile concettuale e d’interpretazione letterale, prima ancora che delle norme, che costerà caro. L’accesso agli atti che ogni singolo ha il diritto di richiedere ad una pubblica amministrazione non può essere confuso in nessun modo con la pubblicazione nella mediosfera!! Pubblicazione avvenuta senza essere preceduta da una adeguata informativa degli italiani, né l’autorizzazione necessaria e preventiva del Garante. La diffusione dei reditti, nel Web o no, infatti già risulta illegittima perché la legge dal 2005 vieta espressamente anche solo il diritto all’accesso ai dati finanziari del singolo, ma appare anche illecita in quanto trattamento, nè autorizzato né tanto meno informato, dei dati personali quali sono i redditi, per cui è possibile chiedere per l’art. 15 del Codice della Privacy il risarcimento dei danni.
Questo è quanto si può contestare al Ministero, ma la condotta più “leggera” alberga nella totale cecità dello stesso nel “prevedere” con sufficiente lungimiranza, la portata materiale delle conseguenze ed il significato di una pubblicazione non protetta su Internet, anche se durata solo per una manciata di ore o minuti.
Poche ore sono bastate infatti, perché tali dati, dati personali qualificabili come finanziari e pertanto, la cui pubblicazione è vietata, siano divenuti oggetto di un vero e proprio saccheggio telematico. Tra le forme di razzia messe a segno da “navigati” internauti, tre le più lesive: il download dei dati, per il trasferimento server nazionali o stranieri che consentissero la fruibilità su siti- web o blog accessibili a chiunque dal Web, la diffusione mediante il sistema Peer to peer (da parte a parte), sistema di comunicazione che consente, come per esempio il celebre E-Mule, di scambiare file di interesse tra gli utenti, un po’ come lo scambio delle figurine; infine la vendita all’asta, su siti come E-bay, che hanno già organizzato la commercializzazione dei redditi dei contribuenti. Ma perché tanto clamore? Tanto allarmismo? In realtà ciò che shakesperianamente si potrebbe interpretare come “molto rumore per nulla”, tale non è.
Le conseguenze della descritta divulgazione risiedono nella possibilità di fare i conti in tasca ad ogni cittadino, di carpirne la capacità patrimoniale, di lederne così l’immagine a chi avesse tenute riservate le proprie condizioni economiche, svelare ricchezza o povertà, e confondere i falsi ricchi con i falsi poveri anche in danno ad eventuali condizionate verifiche fiscali.
Tale pubblicazioni all’estero sono severamente vietate e come tali punite. In Italia, sarà solo possibile adottare quale rimedio alla lesione subita, l’azione civile volta a richiedere il risarcimento del danno ex art. 15 T.U,, oltre a poter presentare le debite querele laddove dalla diffusione di tali dati chiunque traesse vantaggi economici.
La polizia postale che, adottando gli stessi metodi e i software impiegati per la lotta contro la pedopornografia on line, dovrebbe sovrintendere e condurre ogni azione materiale diretta a fermare la dilagante diffusione on line dei dati reddituali di ciascuno di noi, attende per muoversi il sopraggiungere di tali denunce.
Fatti come questi dimostrano in modo eclatante come nel nostro Paese, che si professa normale, ancora manchi una cultura della sicurezza informatica e della tutela legale preventiva, ma anche una scarsissima “sensibilità” e cognizione delle nuove tecnologie idonee a prevedere e a scongiurare tali abominevoli conseguenze.

Letto per voi: Plasmare il Web. Road Map per siti di qualità.

Abbiamo letto per voi: Plasmare il Web. Road map per siti di qualità

Autore: Roberto Paolillo Editore: Apogeo

Un testo-guida per quanti realizzano siti e applicazioni web, attraverso l’esperienza dell’autore più che trentennale nella progettazione dei software, in qualità di consulente, professore universitario, imprenditore e manager. Il testo ha infatti un carattere pratico ed utile a quanti operano nel settore o vogliano avvicinarsere.
In particolare si evidenzia una road map per creare progetti web di qualità, utile a quanti vogliano organizzare e progettare siti e applicazioni web mediante un processo semplice e controllato finalizzato a risultati di qualità con il minimo rischio di rifacimento.
Il target è costituito da studenti di corsi di progettazione web, da operatori di settore, da. committenti. Questi ultimi possono attraverso la road map, seguire un percorso “logico” e partecipare come attori alla realizzazione del progetto web. La comunicazione tra committente e capo progetto porterà ad una realizzazione a più mani e più teste e maggiormente in linea con la committenza. Infatti, uno dei maggiori problemi nello sviluppo di progetti web deriva dalla comunicazione committente-fornitore e quasi mai da motivi tecnici.
La road map descritta, inoltre, può essere utilizzata indipendentemente dalle tecnologie usate e serve per la realizzazione di siti statici e dinamici, di media complessità.
Essa prende in considerazione le seguenti macrocaratteristiche di siti di qualità:

1. Architettura, ovvero la struttura generale del sito, la mappa e le modalità di navigazione a disposizione degli utenti;
2. Comunicazione, ovvero la chiarezza, la coerenza grafica, l’identità di marca, l’immagine, il visual design
3. Funzionalità, ovvero le funzioni adeguate allo scopo, affidabili e sicure
4. Contenuto, ovvero le informazioni contenute, la comprensibilità, la chiarezza, la nomenclatura/etichettatura, lo stile, il look & feel.
5. Gestione, ovvero la qualità complessiva del lavoro di sistemisti, webmaster, dell’Internet provider, dei programmatori e degli sviluppatori, e del lavoro di ogni operatore partecipante al progetto.
6. Accessibilità, ovverogli aspetti che permettono a tutti di accedere rapidamente e senza problemi al sito.
7. Usabilità, ovvero la facilità e gradevolezza di utilizzo del sito.

In queste sette fasi, viene per ciascuna realizzato un prototipo intermedio del sito, in tal modo il committente vede ogni fase di sviluppo del sito e può eventualmente correggerne il tiro in itinerere.

La road map si basa su un modello di qualità ampiamente sperimentato, e consente di tenere sotto costante controllo la qualità complessiva di un progetto web.

Interessante, inoltre, il supporto on line al libro presente nel sito ufficiale del Prof. Polillo http://www.rpolillo.it/ dove si possono trovare parti dei contenuti dei testi e parti integranti a supporto della progettazione web.

Consigliato a quanti vogliono lavorare sul web con qualità.

L’autore
Roberto Polillo è docente di informatica presso l'Università degli Studi di Milano Bicocca, dove attualmente insegna Interazione Uomo-Macchina e Progettazione Web. Si occupa di software da oltre trent'anni, come consulente, professore universitario, imprenditore e manager. È uno dei fondatori di Etnoteam, di cui è stato Amministratore Delegato negli anni del boom del Web. È stato Presidente di E-Tree, Web company del gruppo Etnoteam. Con Apogeo ha pubblicato "Il check-up dei siti web" (2004), che presenta più in dettaglio il modello di qualità per i siti web utilizzato in questo libro.
Acquistabile on line su link sotto di Internet Book Shop

http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp?type=keyword&x=plasmare+il+web
ISBN 88-503-2511-8

Buon web a tutti!

Alessandro Galano - Mediabrain & Partners

Il futuro dell'energia:
"non me lo ricordo"

L’età della pietra non è finita per mancanza di pietre, così anche il petrolio non finirà per mancanza di greggio. Ma al World Energy Council (Roma, novembre 2007) i conti non tornano: per produrre elettricità, i tre protagonisti della diversificazione energetica del nuovo millennio sono metano, carbone e nucleare, accompagnati in coda dalle fonti rinnovabili. Ma come far fronte alle stime di crescita del consumo di energia primaria (+53% a livello globale secondo l’International Energy Agency) e arginare al massimo l’effetto serra causato dai combustibili fossili? Tutto ruota attorno alle idee per produrre elettricità in futuro e ai problemi legati a qualsiasi risorsa e tecnologia al momento disponibili.
Metano. Una centrale a ciclo combinato riesce a estrarre dalla combustione del metano circa i tre quarti dell’energia sviluppata, quindi il rendimento è abbastanza alto e l’inquinamento molto contenuto. Tuttavia, il costo del metano è molto legato al greggio. Necessita di un mercato liberalizzato e di rigassificatori.
Carbone. Anche se il costo della materia prima è modesto, una centrale a carbone è molto inquinante e il suo rendimento si aggira normalmente sul 30%, con una perdita considerevole di energia nei fumi caldi e nelle acque di raffreddamento. È da dire però che con le nuove tecnologie si riesce a superare il 45%.
Nucleare. Pensare di tornare ora al nucleare è discutibile sul piano economico oltre che su quello della sicurezza degli impianti e dello smaltimento delle scorie radioattive prodotte dalla fissione, tuttavia pensare di prescinderne anche in futuro è una sciocchezza. È necessaria la ricerca sul nucleare di quarta generazione, intrinsecamente sicuro e con una produzione nulla di scorie grazie alla fusione.
Idroelettrico. C’è spazio per il miglioramento dell’efficienza delle centrali, ma siamo orami arrivati ad una saturazione dello sfruttamento delle risorse idriche.
Eolico. Forma energetica intrappolata dalla sindrome “nimby” (not in my back yard), ovvero sono tutti d’accordo allo sfruttamento del vento in Italia, purché le turbine eoliche rumorose e pericolose in caso di guasti al rotore non vengano installate vicino a casa nostra. È stato proposto la costruzioni di centrali eoliche in mare (offshore), ma le complicazioni nella costruzione e manutenzione aumentano notevolmente il costo di 1 kw/h rispetto alle fonti tradizionali.
Solare fotovoltaico. Alti costi di investimento, scarsa disponibilità di silicio e basso rendimento. Conveniente per i grandi impianti che però stentano a decollare per oggettivi ostacoli burocratici e incertezze sul tempo di incentivazione.
Biomasse. Gli alti costi di trasformazione degli impianti rendono incerto il loro sfruttamento in caso si uno shock petrolifero; l’utilizzo di prodotti alimentari pone il problema della crescita dei prezzi dei beni primari nei paesi meno sviluppato. Tuttavia le centrali che utilizzano i prodotti di scarto del legname restano ancora la nuova frontiera.

Appropriazione indebita delle idee altrui:
falla del copyleft nell'era 2.0

Molto si è detto e molto si è scritto sul tanto decantato Web 2.0, fiore all’occhiello della nuova generazione di internauti. File sharing di ogni genere e tipo, totale libertà d’opinione ed espressione, invasione dell’infinito spazio del web con innumerevoli blog o forum più o meno degni di nota. “Verba volant, scripta manent” dicevano i Romani, che tanto esperti di internet non erano e né potevano immaginare che oggi, nel 2007, anche le scripta volant, si spostano di sito in sito, di blog in blog, corredate da aggiunte, interpretazioni piuttosto sindacabili, per usi, alle volte, ben lungi dal loro intento originario.
Insomma, chi scrive di suo pugno e di sua mente su internet nell’era del web 2.0 rischia seriamente di vedere violata la proprietà intellettuale dei propri pensieri ed idee. Infatti troppo spesso le fonti non vengono citate o linkate al loro sito d’origine.
Il risultato? Si può tranquillamente copiare ed incollare un articolo o diversi brani di diversi articoli sul proprio blog o spazio web omettendo link e fonti, divenendone, disonestamente e scorrettamente, nuovi autori, usurpando una proprietà intellettuale in modo subdolo e meschino. Ancora più grave il fatto che si possano corredare articoli o servizi altrui con foto, video, audio, assolutamente non richiesti all’origine.
Siamo tutti d’accordo sul fatto che lo scambio di informazioni sia una grande risorsa ed una grande ricchezza, tuttavia se non è ben regolamentato rischia di sortire un effetto boomerang in cui non è più possibile identificare con chiarezza la fonte e l’attendibilità di una informazione. E questo non fa che indebolire il concetto stesso del “nuovo” web, minandone le fondamenta più profonde. Laddove, infatti, di una realtà ne viene fatto un resoconto distorto a proprio uso e consumo senza regola alcuna, non si parla più informazione o scambio di informazioni, ma di caos e confusione, parto dolente di una deriva inevitabile.

A metà 2008 partirà Android:
sarà una rivoluzione per la telefonia mobile?

Adesso è ufficiale, il colosso Google, per voce del suo amministratore delegato Eric Schmidt, entra nell’enorme panorama della telefonia mobile, nel tentativo di promuovere una vera e propria rivoluzione.
Vediamone i perché.
Innanzi tutto sta costituendo la Open Handset Alliance, ovvero un’alleanza di ben 33 produttori ed operatori del settore della telefonia mobile con alcuni nomi davvero di grande rilievo, Samsung, Motorola, Lg, T-Mobile, Intel, che si impegneranno ad adottare e sviluppare la nuova linea di Google (fatto, questo, già di grande rilevanza, considerato quanto siano state restie in passato le varie compagnie a varie collaborazioni).
Secondo motivo sta nella filosofia dell’Alleanza che prevede lo sviluppo non tanto di un famigerato GooglePhone, quanto piuttosto di una piattaforma open source da sviluppare per la telefonia mobile che ha come nome in codice Android. L’idea di fondo è quella di poter realizzare un sistema operativo che consenta la navigazione Internet dei telefoni cellulari in una modalità identica al pc di casa, con al suo interno una vasta gamma di software che renderanno il telefonino un vero e proprio computer portatile. Il tutto si baserà su piattaforma Linux e proverà a contendere l’enorme fetta di mercato (74%) detenuta da Nokia col suo Symbian.
Il fatto di utilizzare una piattaforma open source abbasserà di molto i costi dello sviluppo, garantendo, inoltre, una generale compatibilità fra tutti i telefoni o palmari che l’adotteranno. Lo scambio di informazioni sarà sicuramente più rapido ed incisivo, anche se i dubbi relativi alla sicurezza permangono. I consumatori in tutto il mondo, tuttavia, avranno accesso a dispositivi mobili meno costosi con soluzioni più innovative al loro interno, applicazioni Internet più complete e interfacce più facili da utilizzare, migliorando a 360 gradi la user experience mobile.
I nuovi dispositivi sono attesi per la seconda metà del 2008 sia in America che nel Vecchio Continente e già al primo lancio si potrà verificare se si tratterà di vera rivoluzione o no.

Pubblicità 2.0:
tra nuova tecnologia e vera informazione

L’agenzia pubblicitaria del futuro sarà un industria di software. L’esempio di Google Adsense non deve far riflettere, ma spingere all’azione. Le modalità di comunicazione pubblicitaria sono da tempo cambiate: da interruzione a interazione, ogni prodotto di comunicazione viene confezionato cercando il massimo impatto del destinatario. Solo qualche anno fa Bill Gates sosteneva che «la tecnologia sta cambiando la pubblicità. I consumatori non subiscono più qualunque messaggio gli venga avviato. Dobbiamo trovare il modo di raggiungerli senza annoiarli». Le nuove tecnologie possono richiedere una nuova generazione di progettisti, assistenti tecnici e clienti; può persino richiedere risorse ancora non esistenti sul mercato.
Marketing e brand sono termini insignificanti a meno che l'esperienza del cliente sia leale nel lungo termine. Per fidelizzare la propria clientela è necessario che tutte le funzioni di impresa e di business si trasformino in una rete di servizi, all'interno e all’esterno dell’organizzazione. Creatività e innovazione da sole non bastano; occorrono obiettivi chiari e definiti e un monitoraggio continuo per la valutazione degli scostamenti dagli obiettivi: il rendimento si applica al marketing così come all’operatività.
Tuttavia, come insegna il marketing, a un’opportunità può corrispondere un rischio; rischi ed opportunità sono esterni all’azienda, punti di forza e debolezza sono invece interni. Scendere infatti nei terreni in cui il consumatore si sente a proprio agio, esperto e continuamente aggiornato, può essere un rischio nel momento in cui skills e performances aziendali non raggiungono gli standard attesi dagli utenti. Una specifica attività di formazione e informazione continua degli addetti, oggetto e insieme soggetto dell’evoluzione globale che avanza, può trasformare le debolezze in punti di forza. Occorre quindi che la percezione del servizio da parte del cliente sia misurabile, tangibile, un reale beneficio in termini di costi e tempo. Occorre che l’informazione ricevuta sia percepita come reale approfondimento del beneficio-plus del prodotto-servizio.

Il virus delle borse mondiali si chiama subprime

Perché mai un mutuo non pagato da un metalmeccanico di Chicago può provocare dei guai anche al nostro benessere?
Subprime, un termine americano per indicare una fascia di clientela di “serie B” a cui appartengono quei cittadini meno affidabili, con un lavoro più instabile e un passato di pagamenti ritardati verso le banche. Subprime, un virus che si è abbattuto sulla borsa americana con conseguenza preoccupanti per l'assetto generale del sistema finanziario mondiale. La crisi della concessione del credito a questa fascia di popolazione più a rischio non è causata dai lavoratori statunitensi, ma da alcune scelte sbagliate da parte della banca centrale americana e da gravi comportamenti da parte delle banche e delle agenzie di rating.

Tutto questo, e altro, potete trovare nel post audio qui di seguito.

video

Quando cambia l'informazione

Prendiamo il New York Times, uno dei quotidiani più letti e famosi al mondo. Da tempo il gruppo dirigenziale e la redazione stanno ventilando l’intenzione di eliminare il formato cartaceo del giornale per tenere e curare esclusivamente quello on line. Una scelta innovativa e coraggiosa che probabilmente, se sono vere le indiscrezioni che lo vorranno completamente gratuito e grazie al sostegno dei finanziamenti pubblicitari, potrebbe avere un grande successo. Quali le motivazioni principali? Sicuramente la più importante è la copertura di tutto il territorio con una connessione a banda larga, con vastissime zone coperte dal segnale wi-fi, il tutto, ovviamente, suffragato da una larghissima diffusione di system devices che permettono di collegarsi alla rete praticamente in ogni luogo una persona si trovi (portatili, palmari, cellulari di ultima generazione, etc). Non sono certo da trascurare l’infinita serie di contenuti multimediali, fra cui video, podcast, documenti che sono alla portata di un click. Con l’accesso, poi, agli archivi storici del giornale si aprono degli orizzonti davvero interessanti. I contenuti si farebbero indiscutibilmente ampi e le possibilità di informazione pubblica e personale quasi illimitate.
In Italia tutti i maggiori quotidiani hanno una propria edizione on line, ma praticamente nessuno correda le proprie pagine della rete coi nomi di maggior spicco fra i propri corsivisti. Perché? Un po’ per una legge sul copyright ingabbiante, un po’ perché, di fatto, esistono ormai due redazioni, quella che si occupa del cartaceo e quella che si interessa del sito. La novità, tuttavia, arriva dal più venduto quotidiano nostrano, il Corriere della Sera, che, sul proprio sito corriere.it, si sta ponendo sulla falsariga del NY Times. Ovvero un’impaginazione più snella e leggera (maggiormente fruibile anche da palmari e cellulari), molteplici contenuti multimediali, accesso (a pagamento) agli archivi e consultazione del quotidiano vero e proprio (servizio, anche questo, a pagamento). Inoltre vi è un dato non di poco conto in quest’era della comunicazione in cui ogni singolo “navigatore” desidera lasciare una propria traccia. I quotidiani sempre più spesso inseriscono forum di commento ai singoli articoli o veri e propri blog su tematiche di interesse generale. E se è vero che occorrono moderatori intelligenti e preparati per evitare facili derive nel grottesco nel quale spesso alcuni blog o forum sfociano in nome di una non meglio precisata libertà totale d’opinione (che si tramuta presto in insulto o diffamazione), è altrettanto vero che uno spazio di condivisione e di commento serio agli articoli diventa una risorsa importante per chi fa informazione al pubblico.
Vedremo ora se con l’arrivo del wi-max anche altri quotidiani proveranno a battere la stessa strada.

Verso il futuro con le Fast Cities

Fast Cities = Tecnologia + Talenti + Tolleranza + Entertainment (FC=3t+e)

Fast Cities. Sono le città in cui è applicabile la teoria delle 3T di Richard Florida con l’aggiunta del fattore E di Entertainment. In queste città, infatti, vi è la più alta concentrazione di: talenti (persone con elevato livello d’istruzione, creativi); tecnologia (imprese high-tech, un elevato numero di brevetti prodotti); tolleranza (presenza di un numero rilevante di stranieri e omosessuali); entertainment (divertimenti, manifestazioni, musica, arte, spettacolo).
Un esempio di Fast Cities europea è la città di Turku, seconda in Finlandia, dove n
el giro di un mese è stata creata una rete di free hot spot senza investimenti centralizzati né fondi pubblici, ma solo grazie alla collaborazione dei cittadini. Il risultato di tutto ciò è che gli abitanti di Turku possono usare la rete Wi-Fi Sparknet e navigare in Internet gratuitamente in tutta la città.
La città di Turku. È la città storicamente più antica della Finlandia, ex capitale. La più dinamica, moderna e vitale, ricca di storia e di cultura. Definita la “capitale finlandese della birra”, Turku è oltre che tecnologica, un concentrato di attrazioni che, specie durante l’estate, esplodono in un via vai incontenibile di gente che vuole divertirsi. Molti i pub famosi e i ristoranti che la servono, alcuni davvero storici come quelli che prendono il nome dalle strutture da cui sono nati: La Scuola, La Farmacia, La Vecchia Banca, Il Gabinetto. Koulu (La Scuola, Eerikinkatu 18) è la più grande birreria-ristorante finlandese, mentre Puutorin vessa (Il Gabinetto, Puutori) è il locale più trendy della città, sorto dove un tempo fu un gabinetto pubblico.
La tecnologia OpenSpark. Potremmo attuarla ovunque, il fattore chiave è la volontà di cooperare. Avendo una disponibilità extra di ampiezza di banda, sia a casa che in ufficio, sarebbe intelligente da parte nostra sfruttare questa capacità in più per il nostro bene. L'idea di base è che le persone stesse si accordano per condividere la disponibilità di connessione extra in modo cooperativo, in cambio di accesso libero negli altri punti di accesso quando vanno in giro per la città. Quando il software gratuito di OpenSpark è stato installato nel punto di accesso, vi potete registrare nella comunità OpenSpark con il nome utente e la password che vi verranno assegnati. Subito dopo potrete accedere alla vostra connessione senza fili, sia da casa che dall'ufficio, o in qualsiasi altro luogo della città in cui vi trovate, basta che ci siano altri utenti OpenSpark. Potete ottenere un solo nome utente per ogni punto d'accesso e se vi collegate ad Internet per lungo tempo, il nome utente si disattiva automaticamente. Potete anche creare nomi utenti locali per la vostra famiglia. Il libero accesso alla rete a banda larga, da ogni punto, sarà il nuovo motore dello sviluppo.

Il web 2.0 entra in politica ed è blograzia

Il web 2.0 è divenuto ormai leva strategica per pianificare la comunicazione politica verso il proprio elettorato.
Tra le iniziative 2.0 citiamo il blog di Hillary Clinton, il social network di Barak Obama, l'apertura di Antonio Di Pietro di uno spazio per il suo movimento politico su second life, il blog di Nicolas Sarkozy e il blog politico Huffington Post fondato da Arianna Huffington and Kenneth Lerer.
Poi You Tube ha creato You Choose ‘08 per consentire ai candidati alle prossime elezioni presidenziali americane di scambiare opinioni con gli elettori. I consulenti di marketing politico dei vari candidati sia democratici - Hillary Clinton, Barak Obama, John Edwards e Bill Richardson - che repubblicani - John McCain, Mitt Rommey e Rudy Giuliani - hanno colto l’occasione per un'offerta mirata. Il web rispetto ai media più tradizionali sembra garantire maggiore libertà d’espressione e trasparenza. Non una comunicazione politica “imposta”, ma una vera "blograzia". Vincerà il candidato che riuscirà a coinvolgere il maggior numero di bloggers, utenti della rete e dei network sociali. Sarà interessante e istruttivoma, soprattutto, tutto questo supporterà la crescita di interesse verso la comunicazione digitale, non solo della politica.

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